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Ringrazio il caro amico Federico Toniolo per lo scatto a sorpresa, realizzato al lago Federa.

Fotografare, per me, non significa semplicemente fermare un istante. Significa entrare in relazione con ciò che ho davanti, lasciando che siano la luce, il silenzio e il tempo a suggerirmi l’immagine prima ancora che sia io a cercarla.
Non inseguo l’eccezionale. Mi attraggono i luoghi che custodiscono memoria, i volti attraversati dalla vita e quei dettagli che spesso sfuggono a uno sguardo frettoloso. Venezia, i piccoli borghi italiani, la nebbia, l’acqua, le pietre consumate dal tempo sono molto più che soggetti fotografici: sono luoghi nei quali ritrovo storie, emozioni e frammenti di umanità.
Anche quando fotografo una persona, non penso mai che quello scatto si esaurisca nel momento in cui viene realizzato. Ogni ritratto è il ricordo di un incontro. Tornare a quella fotografia, anche a distanza di anni, significa restituire valore a quell’istante e dire, in fondo, una cosa molto semplice: non mi sono dimenticato di te.
La luce occupa un posto centrale nel mio lavoro. Mi affascina il modo in cui rivela, accarezza o nasconde. Per questo considero importanti anche le ombre: non come assenza di luce, ma come spazio della suggestione, del mistero e dell’immaginazione. È nell’equilibrio tra luce e ombra che prende forma l’atmosfera che cerco.
Accanto alle fotografie affido spesso alle parole il compito di proseguire il racconto. Non le utilizzo per spiegare le immagini, ma per ampliarne il significato e offrire a chi osserva una possibilità in più di entrare in relazione con esse. Credo che fotografia e scrittura siano due linguaggi capaci di completarsi, dando voce a ciò che, da soli, non riuscirebbero a esprimere pienamente.
Nel tempo ho sviluppato una ricerca personale che attraversa il bianco e nero, la fotografia dai toni pittorici e una post-produzione sempre rispettosa dell’emozione vissuta davanti alla scena. Ogni scelta, dalla composizione allo sviluppo finale, nasce dal desiderio di essere fedele non solo a ciò che ho visto, ma soprattutto a ciò che ho sentito.
Le mie fotografie non vogliono semplicemente mostrare un luogo o raccontare un evento. Vorrei che diventassero uno spazio di ascolto, un invito a rallentare, a osservare con calma e a riscoprire quella parte di noi che solo il silenzio, la memoria e il tempo sanno riportare alla luce. Non fotografo semplicemente ciò che vedo. Cerco ciò che il tempo, la luce e il silenzio lasciano emergere. Se, osservando una mia fotografia, qualcuno ritrova un ricordo, un’emozione o un frammento di sé, allora quell’immagine ha compiuto il suo viaggio.

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